La meraviglia di Roma è sotto gli occhi del mondo, in diretta tivù. E sotto gli occhi del mondo, nell’ultimo giorno di Giro, Jonathan Milan arriva davanti a tutti e raddrizza una corsa che non era mai stata sua. Il passaggio da casa sua, a Buja, evidentemente gli ha dato quella grinta che gli è servita a ritrovare il successo che in tre settimane gli era sempre mancato.

Per il gran finale il Giro d’Italia, per la quarta volta di fila, ha scelto di sfilare nell’eterna bellezza della capitale. Uno scenario che compete con la magnificenza della tappa finale del Tour de France, nel cuore di Parigi. Ma se la capitale francese in pochi anni si è trasformata in una città a misura di bicicletta – investendo oltre 350 milioni di euro in più di 1.000 chilometri di ciclabili, riducendo drasticamente il traffico automobilistico e i limiti di velocità e trasformando la rete viaria in modo drastico – a Roma si perpetuano i soliti luoghi comuni: è pieno di buche, ci sono i sampietrini, piove all’improvviso, il traffico è impazzito, è costruita su sette colli, fa troppo caldo, è troppo grande, la bici te la rubano, fa troppo freddo.

IN UN ANNO LE BICI SONO RADDOPPIATE

In realtà però qualcosa si sta muovendo: le bici a Roma sono passate dalle 560mila del 2021 alle 917mila del 2024. E dai dati per fasce orarie, è chiaro che molti romani usano la bici per andare al lavoro o all’università. La ciclabile che costeggia la Nomentana (e che passa sotto il Ministero dei Trasporti, a Porta Pia) dà la misura di questo cambiamento in atto, con 410 mila passaggi annui di biciclette, 34 mila al mese, quasi 1.200 al giorno con punte di 1.500, come sottolinea il Rapporto della mobilità sostenibile 2025 (che analizza dati riferibili all’anno precedente).