HomeSportMilano ritrova il suo Giro. La città respira aria di festa. Da Coppi a Pantani, qui si sono celebrate le glorieA Piazzale Loreto tutto cominciò in quasi clandestinità il 13 maggio del 1909 con la tappa di avvio della prima edizione: gli iscritti erano 127, vinse Beni. Negli anni applauditi sulle strade campioni come Girardengo, Bartali e Gimondi.A Piazzale Loreto tutto cominciò in quasi clandestinità il 13 maggio del 1909 con la tappa di avvio della prima edizione: gli iscritti erano 127, vinse Beni. Negli anni applauditi sulle strade campioni come Girardengo, Bartali e Gimondi.Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMa guarda un po’ chi si rivede. Il Giro d’Italia non metteva pedivella a Meneghinia da cinque anni. Un abisso di tempo, in un certo senso. E il senso del distacco è assai milanese. Almeno per quelli che continuano ad amare il più nobile dei mezzi a trazione animale (essendo in fondo l’uomo una bestia, pur non priva d’ingegno): la bicicletta, e che diamine.
Il Giro, si sa, è nato qui e qui ha celebrato le glorie e il martirio della fatica di stare in sella. Ma se Milano ritrova il Giro è perché forse lo ha perso già da un bel po’. Qualcuno, al di là di tutte le logiche e logistiche attuali della seconda corsa ciclistica a tappe più importante del mondo, vede nel Giro sempre più distante un manifesto, reciproco disamore tra la città e il ciclismo. E viceversa. E’ una prospettiva strabica? A ciascuno il suo sciovinismo. Certo, da un brivido blu pensare che Milano possa surrogare la Parigi del Tour: corso Sempione come i Campi Elisi e via comparando, ricordando anche la magia del Vigorelli. A Milano il Giro non è quasi mai passato in tappa intermedia: è partito o arrivato da qui a qui, regola poco derogata per quasi tutto il secolo scorso. Per antica, ovvia ma sacra logistica organizzativa della milanesissima Gazzetta dello Sport.














