Il Giro d'Italia come l'arca di Noè, i corridori come insetti, uccelli, mammiferi. Storie di corridori soprannominati come animali: è il tandem proposto dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza per la decima edizione di "Libri nel Giro". Sei puntate e una serie di incontri lungo la Corsa Rosa. Il primo appuntamento è martedì 12 maggio nel Liceo Ignazio Vian di Bracciano (Roma) con il giornalista Marco Pastonesi, il naturalista Umberto Pessolano e il sindaco Marco Crocicchi

Cominciò da bambino, a piedi, come “il mulo di Zogno”. Per il carattere, silenzioso e addirittura scontroso, recalcitrante. Continuò da grande, in bicicletta, come “il gatto di Zogno”. Perché in salita saltava sui pedali, pedalava resistente, si arrampicava potente, andava forte. Antonio (più dialetticamente Tone) Pesenti, bergamasco di Zogno, appunto, Val Brembana, terra di cartiere e manifatture, di fabbri e corridori, emigrò in Francia in bicicletta, partecipò a qualche corsa, si piazzò e si galvanizzò, insistette da isolato, anche al Tour de France, era quello del 1929 (e lui aveva 21 anni), iscrizioni trasferte alberghi trattorie, una valigia che consegnava alla partenza e riguadagnava all’arrivo, tutto di tasca propria, e resistette fino a quando gli si spaccò il manubrio, lo sostituì con un manico di scopa, ma poi si ritirò. Ne fece tesoro.