di

Pierluigi Panza

Ortombina, ciclista appassionato, ricorda la sua prima volta («Avevo 3 anni») e poi le salite, i campioni e quell’assonanza con l’opera lirica

Il sovrintendente e direttore artistico del Teatro alla Scala, Fortunato Ortombina, è un ciclista vero, non di quelli della domenica e non di quelli da Ztl con il cestino.

Quando è iniziato il suo rapporto con la bicicletta?«A tre anni con la biciclettina e mi sono liberato presto delle rotelle. Avevo la fortuna di abitare in campagna poco fuori Mantova e i miei mi lasciavano percorrere chilometri, purché non sull’asfalto. A 14 anni la prima conquista fu arrivare al Lago di Garda attraverso le colline moreniche e in seguito, quando mi sono trasferito a Parma per studiare, da Forte dei Marmi a La Spezia. Ho fatto del cicloturismo e a 27 anni ho acquistato la prima bici da corsa con il cambio. Sono un passista, ma ho scalato il Monte Baldo e l’Appennino sino alla Cisa: da Parma alla Cisa sono 52 chilometri e la facevo due volte alla settimana».