Cultura23 maggio 2026 • 21:44Aggiornato, 23 maggio 2026 • 21:46Nonostante la sconsolante carestia di capolavori, la politica si è comunque imposta su questo festival. La nostra Palma del cuore è Notre Salut di Emmanuel Marre, strepitoso esercizio di cinematografia sulla mediocrità del male: pura sovversione di prospettiva, necessaria. Ma il vero “outlander” è il Thomas Mann di PawlikowskiL’assenza fisica di Barbra Streisand, Palma d’onore alla carriera pianificata per illuminare d’immenso il gran finale, ha cancellato il solo atout di Cannes 2026 per entrare nella leggenda. Con la latitanza ormai conclamata di Hollywood e due sparuti campioni indie in concorso rivendicati come scelta di campo, il glamour a stelle e strisce è fuori corso. Perfino l’AmFAR Gala, reliquia delle bisbocce esclusive in cui centimetri di stoffa e di pelle scoperta hanno pari dignità di cronaca, è passatPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Teresa MarchesiCritica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come inviata speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, Effedià - Sulla mia cattiva strada, su Fabrizio De André, presentato al Festival del Cinema di Roma e al Lincoln Center di New York, premiato con un Nastro d'Argento speciale, e Pivano Blues, su Fernanda Pivano. presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.
L’umanità, la normalità, la storia, la politica. Per fortuna Cannes non è una torre d’avorio
Nonostante la sconsolante carestia di capolavori, la politica si è comunque imposta su questo festival. La nostra Palma del cuore è Notre Salut di Emmanuel Marre, strepitoso esercizio di cinematografia sulla mediocrità del male: pura sovversione di prospettiva, necessaria. Ma il vero “outlander” è il Thomas Mann di Pawlikowski













