I nazionalismi sono un veleno. Ci sono almeno un paio di film al festival di Cannes 2026 a ricordarcelo. Sicuramente Fatherland di Pawel Pawlikowski, resoconto del ritorno nel 1949, e nella patria divisa, di Thomas Mann in compagnia della figlia Erika, ma forse anche Heimsuchung di Volker Schlondorff racconto collettivo della ricerca di un luogo sicuro mentre la storia del mondo non risparmia nessuno dei destini in gioco.
Festival del cinema di Cannes 2026: Spagna e Iran illuminano la Croisette
Mai come in questa edizione di Cannes si è parlato di Paesi assenti (il nostro) e di altri ipervisibili. E se inevitabilmente è la Francia, Paese ospitante e patria di un cinema importante, a essere la nazione più rappresentata, a voler trarre conclusioni su quali siano in questo momento i cinema più vitali, sicuramente Iran e Spagna hanno dimostrato che da quelle parti tira un buon vento.
Con tre film nel concorso principale, Amarga Navidad di Pedro Almodóvar, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e La Bola Negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo, la Spagna conferma l’energia che aveva portato sulla Croisette due film nella passata edizione, Romería di Carla Simón e Sirat di Olivier Laxe. Laxe si era infine portato a casa il premio della Giuria e, qualche mese dopo, nomination all’Oscar e ai Golden Globes.













