Seconda giornata del Concorso, con due titoli che confermano come il polacco Paveł Pawlikowski sia il cantore del dopoguerra del Novecento, qui in modo ancora più radicale e cupo, e l’iraniano Asghar Farhadi abbia sempre la scrittura come punto forte, ma la mancanza dei grandi dilemmi morali dei suoi primi lavori lo rendano meno originale e interessante.

FATHERLAND di Paveł Pawlikowski (Concorso) – All’indomani della fine della II Guerra Mondiale, lungo una Germania distrutta a macerie, il grande scrittore Thomas Mann, al suo ritorno in patria, percorre la strada che va da Francoforte a Weimar, vale a dire dal territorio americano a quello russo. Lo accompagna in questo viaggio in auto la figlia Erika, che scopriamo all’inizio al telefono col fratello Klaus (l’autore di Mephisto). Colti lungo il percorso dal suicidio di quest’ultimo, avvenuto proprio a Cannes, Thomas (Hanns Zischler) tiene discorsi, mentre Erika (Sandra Hüller) tenta di elaborare il lutto fraterno, dimostrandosi assai meno ottimista del padre sul futuro dell’Europa, sullo sviluppo di una necessaria democrazia, sulla pace condivisa. Girato come sempre in bianco e nero, mai così piatto per togliere qualsiasi accento estetico, in un formato quadrato, in modo da opprimere ancora meglio i protagonisti, “Fatherland” s’inserisce nella trilogia del regista polacco, dopo “Ida” e “Cold war”, nella lettura disarmante di quell’alba della nuova Europa (è il 1949) che mai come oggi sappiamo tradire le aspettative. Scarno nella messinscena, parco nella durata (appena 82’, un miracolo che da solo meriterebbe un premio), il film s’interroga sulla Storia con profondità e rigore politico e morale, dove la letteratura è chiamata a giocare la sua parte (non a caso spicca il riferimento a Goethe e soprattutto alla stanza dove morì), in un’epoca che dovrebbe celebrare il ritorno alla vita e invece nella quale già si avvertono costantemente i segnali di un’ulteriore morte. Un’opera intransigente dal pessimismo lacerante, che nemmeno la celeberrima cantata BWV 147 di Bach in una chiesa punita dalla guerra, riesce nel finale a mitigare. Voto: 7,5.