Tra i vari litiganti, o meglio, favoriti, vince il film che non ti aspetti. Quello del Festival del cinema di Cannes chiusosi sabato scorso è stato un Palmares che ha fatto storcere il naso ai più, viste le aspettative di una giuria presieduta da un maestro di cinema come Park Chan-Wook.
La Palma d'Oro a Fjord di Christian Mungiu
Nell'edizione caratterizzata dall'assenza del cinema italiano non solo dalla competizione ma soprattutto dalle sezioni parallele, che sono il termometro dello stato di salute di una cinematografia (l'anno scorso a Certain Regard c'era «Le città di pianura»), il cinema europeo l'ha fatta da padrone portando a premio sette film su otto. Nonostante la Giuria abbia comunque assegnato i premi a disposizione ai cinque film favoriti secondo la Critica internazionale, Park Chan-Wook e compagni di lavoro hanno premiato col massimo riconoscimento «Fjord», decretando contemporaneamente l'ingresso del regista Christian Mungiu nel prestigioso club del Double (registi che hanno vinto due volte la Palma d'oro come Ken Loach, i Fratelli Dardenne e Ostlund) e la vittoria finale della casa di produzione Neon per il settimo anno consecutivo.
Il film del regista rumeno, che tra l’altro ha vinto pure il Premio FIPRESCI a conferma di un’opera di grande impatto e qualità, mette al centro lo scontro ideologico e civile di una famiglia per metà rumena e per metà norvegese che per motivi di lavoro si trova a vivere in un fiordo. La famiglia, oltre a essere numerosa, è cristiana evangelica ed educa i propri figli a principi di vita molto restrittivi e con un sistema basato anche su metodi repressivi. Un qualcosa che è in netto contrasto con la regole della progressista Norvegia. Nella vita di tutti giorni questa storia ricorda le vicende italiane della «Famiglia del bosco» con la differenza che Mungiu ci fa un film da Palma D’Oro col suo stile diretto e senza sconti, da noi sono stati già venduti i diritti a Netflix. In questa edizione del Festival molto Queer (sette film su 22 trattavano tematiche LGBT), la giuria ha voluto premiare con (migliore regia ed ex equo come miglior attore ad entrambi protagonisti) due film che mettono al centro la difficoltà di essere omosessuali in contesti storici come la Prima guerra mondiale o la Spagna franchista.













