L’andamento non entusiasmante di questo Cannes 2026 ha levato di mezzo i bilanci di metà festival. Troppo rischiosi. Escluso l’insensato innamoramento per Thomas Mann, protagonista di “Fatherland” diretto da Pawel Pawlikowski. Un regista sbocciato sulla Croisette, fedele al bianco e nero. Si è fatto conoscere nel 2014 con “Ida”: la storia di una ragazza sul punto di prendere i voti che viene a sapere dalla sua unica zia di essere ebrea. La zia, peraltro, era un ex pubblico ministero comunista responsabile della condanna a morte di parecchi religiosi.Guerra, Germania, drammi che con tutto il rispetto sono ben più angosciosi dei patemi di uno scrittore emigrato negli Usa nel 1939, e torna in patria per celebrare Goethe e farsi applaudire. Nella Germania dell’Est e in quella dell’Ovest. Segue – nella classifica di Screen International – Ryusuke Hamaguchi, il regista giapponese che si era fatto notare agli Oscar con “Drive my Car” – una storia molto “parlata” ma avvincente.A Cannes 2026 Hamaguchi ha portato un film almeno per metà francese. Le attrici sono Virginie Efira e la modella e attrice giapponese Tao Okamoto. La vicenda è tutto men che allegra: la direttrice di un ospizio alla periferia parigina introduce un nuovo metodo di cura, chiama Humanitude. Ovvero: tratta gli anziani con dignità, a dispetto dei loro impedimenti cognitivi. Incontra Mari, parlano fino all’alba. Scopre più avanti che la ragazza è malata, grave. Neanche Hamaguchi riesce a risollevare il film dalla tristezza, come era riuscito – a tratti – in “Drive my Car”.Grandi applausi per “La Bola Negra” – da un racconto rimasto incompiuto di Federico Garcìa Lorca, diretto da Javier Ambrossi e Javier Calvo. Il punteggio però rimane basso, 2 stelline su 5. C’era anche Rodrigo Sorogoyen, in quota Spagna, con un film tra padre e figlia. Lui non la vede da oltre dieci anni, quando la ritrova la scrittura come attrice. Lei in “The Beloved” tanto brava non è, e provoca al genitore regista una crisi isterica – non per modo di dire. Javier Bardem si fa perdonare – ma solo un po’ – gli adesivi pro Gaza.Chiudiamo con i nostri preferiti, tra i film in concorso. Cristian Mungiu con “Fjord”: assistenti sociali norvegesi che si accaniscono contro i 5 figli di una coppia, dopo che gli insegnanti hanno visto un livido – il padre è rumeno, basterebbe per scagionarlo un’occhiata alle lezioni di ginnastica. E Pedro Almodóvar con “Amarga Navidad” – nei cinema italiani da oggi, recensione in questa pagina. Inizio scoppiettate e colorato, come il regista ci aveva abituati nei film sulla movida. Poi compaiono le macchine per scrivere, e si sa che gli scrittori non sono sempre di buon umore. Quando non trovano le idee, attenzione che diventano cannibali.
Cannes senza scosse: Mungiu e Almodóvar salvano il concorso
A metà festival pochi entusiasmi e classifiche ancora incerte. Tra i film più apprezzati “Fjord” e “Amarga Navidad”, deludono diverse opere attese sulla Croisette












