Cannes, 23 maggio 2026 – Il mondo brucia fuori della porta. E attori,registi, attrici lo sanno. Lo dicono. In ognuno dei discorsi fatti nell’ultima sera di Cannes, la più importante, quella in cui si consegna la Palma d’oro, c’erano riferimenti alla politica, alle guerre, all’intolleranza che avvelena la Terra. Vince la Palma d’oro Christian Mungiu, con Fjord, e porta sul palco con sé gli straordinari interpreti, Renate Reinsve e Sebastian Stan. Il film, ambientato in Norvegia,racconta di una famiglia evangelica romeno-norvegese, con cinque figli. Che vengono loro tolti dal servizio di protezione dell’infanzia. Le scene del distacco dei figli sono spaventose. Il film racconta due intolleranze opposte e speculari: il dogmatismo “progressista” con il telefono azzurro norvegese, chiamiamolo così, invasivo, severo e rigido. Ma ci sono anche le chiusure della famiglia evangelica tradizionale rumena. È la seconda Palma d’oro che Mungiu vince, dopo quella del 2007 per 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, il suo primo film. “Sono felice. Ma lo stato del mondo non è il migliore. Non sono fiero di ciò che lasciamo ai nostri figli. Prima di chiedere loro di cambiare, dobbiamo cambiare noi. Questo film si impegna contro tutte le forme di integralismo. Tolleranza, inclusione e empatia sono belle parole, ma occorre metterle in pratica".
Cannes 2026, film e politica. Palma d’oro a Mungiu. “Contro gli integralismi”. Zvyagintsev chiama Putin
Trionfa a sorpresa (e per la seconda volta) il regista romeno con “Fjord”. Dal russo dissidente di “Minotaur“ l’appello al Cremlino: “Ferma la carneficina”










