Roma, 23 maggio 2026 – "Ci sono almeno due elementi che non tornano nella tragedia dei sub italiani morti alle Maldive, il mancato ritrovamento del filo di Arianna e le bombole da immersione ricreativa utilizzate per scendere oltre i 30 metri di profondità". Enzo Spina, milanese di 66 anni, di cui 30 passati alle Maldive, dove gestisce 3 centri diving, ripassa mentalmente quanto accaduto alla biologa e docente universitaria Monica Montefalcone, alla figlia Giorgia Sommacal, alla ricercatrice Muriel Oddenino, al neolaureato Federico Gualtieri, e al capobarca Gianluca Benedetti, e sottolinea che ci sono ancora molti aspetti da chiarire.
Cosa non le torna di quell'immersione?
"Conoscevo indirettamente gli italiani, era gente esperta e preparata. Non mi spiego come siano potuti scendere sotto i 30 metri di profondità, oltre il limite consentito dal governo maldiviano, e per di più senza attrezzatura adeguata. Da quanto emerso sembra che avessero bombole per immersione ricreativa, di 12-15 litri, che a quelle profondità durano al massimo 15 minuti. Ma la cosa che mi lascia più perplesso è il mancato ritrovamento da parte dei sub finlandesi del filo di Arianna. Forse quello avrebbe potuto evitare che sbagliassero strada e sprecassero aria e minuti preziosi restando intrappolati nella terza camera della grotta". Nella combo, da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino, scomparti un'immersione alle Maldive













