L’arte non basta più a sé stessa, si fa contenitore: i titoli in competizione sono pieni di set, spettacoli, tutta una mise en abyme. In forme diverse, il meccanismo c’è pure in La bola negra di Calvo&Abossi e in Coward di Dhont. Notre Salut è la mosca biancaCannes – Ars Gratia Artis, proclama il logo Metro Goldwin Mayer, l’arte per l’arte. Il ruggito del leone suona a conferma della mission. Chissà se è tempo di allungare il motto: Ars Gratia Artis Gratia Artis. Stando al concorso cannese ormai agli sgoccioli, l’arte non basta più a sé stessa. Ha bisogno di farsi contenitore di altra arte. È ridicola la quantità di titoli della competizione imperniati sulla mise en abyme, espressione medievale codificata da André Gide per la letteratura. Senza azzPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Teresa MarchesiCritica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come inviata speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, Effedià - Sulla mia cattiva strada, su Fabrizio De André, presentato al Festival del Cinema di Roma e al Lincoln Center di New York, premiato con un Nastro d'Argento speciale, e Pivano Blues, su Fernanda Pivano. presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.