CANNES – L’energia in bianco e nero di Thelma e Louise, immagine simbolo dell’edizione 79, esplode nella gigantografia sul Palais di Cannes. «Per questa scelta ci hanno accusato di “feminist” washing, di strumentalizzazione femminista», sorride amaro il delegato generale Thierry Frémaux. La rassegna stasera si apre in un clima strano, sospeso tra il peso della Storia — protagonista di tanti film — e l’incertezza del presente. Meno Hollywood del solito, nessun film italiano nelle sezioni principali, molte questioni scivolose sul tappeto, tra politica, intelligenza artificiale e ruolo del cinema in un mondo attraversato da guerre e crisi economiche.
Il festival vuole essere spazio internazionale, culturale e simbolico in cui il cinema prova a raccontarsi. Uno spazio in cui non entra l’Italia, in nessuna delle sezioni. «Tra un’opera di una cinematografia nuova e una consolidata scelgo la prima», dice Frémaux, che aggiunge: «Quest’anno l’Italia non sarà neanche ai Mondiali di calcio, abbiamo aggiunto al danno la beffa, sono due volte desolato». Assicura: «Amiamo sempre il cinema italiano, festeggiamo gli otto David a Le città di pianura di Francesco Sossai, passato da qui lo scorso anno, ne aspettiamo il prossimo film». Gli è dispiaciuto che La grazia di Sorrentino non fosse «pronto in tempo per Cannes, andando a Venezia». Ma il nostra paese attraversa la Croisette in forme laterali: Monica Bellucci, Dario e Asia Argento, Franco Nero, Isabella Ferrari, Margherita Spampinato, Laura Samani, presenti tra restauri, giurie, eventi collaterali.













