Ogni tanto tra le maglie strette della cinefilia si infila un film divertente. Non ci si crede, soprattutto quest’anno che i film americani scarseggiano. E neanche a parlare di film prodotti dalle piattaforme, che poi – orrore – vorrebbero uscire subito in streaming oppure accorciare la cosiddetta “finestra” riservata in esclusiva alle sale. Gli esercenti e i distributori francesi hanno vivamente protestato e Thierry Frémaux ha dovuto cedere.“Teenage Sex and Death at Camp Miasma” apre la sezione “giovane” “Un Certain Regard”, annuncia il direttore Thierry Frémaux e aggiunge: “Se meritevoli, qualcuno avrà l’onore del concorso principale”. Consideriamolo un buon segno, il pubblico di appassionati strillava e applaudiva a ogni nome. Quando è apparsa l’attrice Gillian Anderson di “X Files”; quando è apparsa l’altra attrice Hannah Einbinder celebre per la serie “Hacks”; quando è salita sul palco la regista Jane Schoenbrun, nata nel 1987, che aveva già girato “I Saw the Tv Glow”, filone lgbt+ che sta infiltrandosi nell’horror.Parodie, non rivendicazioni (a meno che qualcosa ci sia sfuggito) e anzi dichiararne subito la sponda lgbt+ leva il piacere di qualche rivelazione – tra queste, la sorpresa di vedere “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” a Cannes. Uscirà in Italia il primo agosto distribuito da Mubi e poi sulla piattaforma: la più “cinefila”, e per questo non sempre vivace, rispetta le regole.Kris è una giovane regista impegnata con una sua agenda: trovare l’attrice del primo film della saga Camp Miasma, ambientata sulla rive di un lago e terrorizzata da un serial killer chiamato Little Death. Caratteristiche: una lunga picca per far strage di giovani campeggiatori, una tuta bianca, la faccia nascosta dietro a una specie di grata, quelle che stanno nelle prese d’aria. Vive nelle profondità dal lago, esce quando è affamato – di sangue, non cascate nella trappola.Kris vuole ritrovare l’eroina del primo film della saga, che da quel giorno si è rifugiata in una casetta vicina al lago. La trova e la arruola per il remake. La neve impedisce di ripartire, la fanciulla tanto tranquilla non è. Il resto procede come vuole il cinema horror, ma c’è un po’ di teoria, e ogni tanto la produzione chiede ragguagli. Pubblico entusiasta, e noi ci uniamo. Al netto della solita mezz’ora superflua, un horror non può sfiorare le 2 ore.Ricadiamo nel cinema francese noioso, e forse un pochino raccomandato: la regista e sceneggiatrice, in passato anche attrice, è Charline Bourgeois-Tacquet, compagna di Emmanuel Carrère. Titolo: “La vie d’une femme”, sceneggiato e diretto, accolto a Cannes in concorso. Non se ne vedono bene i motivi, dietro alle pretese. L’attrice Léa Drucker ha il ruolo di un chirurgo ospedaliero, completamente assorbita dal lavoro. La fatica le fa dimenticare il marito, non bastasse ha una madre con l’Alzheimer. Arriva una scrittrice che vuole documentarsi, gliela mettono in reparto per qualche settimana.La scrittrice tenta un bacio d’amore, la dottoressa resta freddina. In un weekend montano, dopo l’inutile presenza di Erri De Luca che snocciola le solite grandi verità sulla vita, la passione tra le due donne esplode. Un altro paio di scene, e arrivano le rinunce.E’ inutile e poco interessante. Come l’altro film con le lesbiche, “Nagi Notes” di Koji Fukada. L’unico film del concorso per cui si trovano sempre biglietti, altri vengono resi disponibili ogni giorno, da chi ha letto le critiche che non perdonano. Sono la scultrice Yoriko e la più giovane architetta Yuri, sua ex cognata che posa per lei. L’ultimo in classifica, finora. Con “La vie d’une femme”.
Cannes, il successo dei giovani e il flop dei raccomandati
“Teenage Sex and Death at Camp Miasma” della regista Jane Schoenbrun, classe '87, apre le danze tra gli applausi del pubblico. Poco interessante, invece, il lavoro di Charline Bourgeois-Tacquet, compagna di Emmanuel Carrère















