Ormai a Cannes una cosa è certa: le storie d'amore tradizionali non vanno più di moda. Insomma addio a 'Via col vento', gettate poi il dvd anche di 'In the Mood for Love', sono i prodotti di una vecchia architettura sentimentale del cinema: un uomo, una donna, desiderio, crisi e riconciliazione. Guardando i 22 film in concorso in questa edizione del Festival di Cannes, si ha l'impressione che il cinema d'autore internazionale consideri oggi più interessante e produttivo e realistico rappresentare identità fluide, desideri mobili, relazioni queer, corpi in trasformazione, solitudini. Non è solo una questione di presenza LGBTQ+, ormai acquisita da anni, ma che la coppia eterosessuale classica sembra aver perso centralità narrativa. Cannes 2026 fotografa forse per la prima volta in modo così evidente questo cambiamento culturale, dopo che diverse testate internazionali hanno già parlato di una delle edizioni "più queer di sempre". Cosa più che vera visto che la Queer Palm ha annunciato un numero record di film selezionati con tematiche LGBTQ+ o femministe, e almeno sette dei ventidue titoli del concorso ufficiale affrontano direttamente questioni identitarie o relazioni non eteronormative. Ecco in estrema sintesi i sette. 'La bola negra' di Javier Ambrossi e Javier Calvo, film che attraversa tre epoche per interrogare cosa significhi essere gay in contesti e tempi storici diversi: 1932, 1937 e 2017; 'The Man I Love' di Ira Sachs, musical queer ambientato nella New York degli anni Ottanta con la storia di un artista teatrale affetto da AIDS che si cimenta in un possibile ultimo grande ruolo; 'Coward' di Lukas Dhont, già Queer Palm per 'Girl' e Grand Prix Speciale della Giuria per 'Close', che mette in scena una relazione tra due uomini sul fronte della Prima guerra mondiale. In una dimensione meno esplicita troviamo poi 'L'Inconnue' di Arthur Harari con la storia di David Zimmerman, un fotografo che, dopo essersi fissato su una donna misteriosa a una festa, si risveglia improvvisamente nel corpo di lei; 'Amarga Navidad' di Pedro Almodóvar con protagonista un regista gay; La vie duna femme con Gabrielle, adrenalinica chirurga cinquantenne che perde la testa per una scrittrice che frequenta il suo reparto e infine, c'è 'Nagi Diary' di Kōji Fukada con una scultrice che fa scoprire alla sua modella la sua inaspettata omosessualità. Cannes, storicamente, ha spesso intercettato in anticipo le trasformazioni profonde della società — dal cinema politico degli anni Sessanta alle nuove identità europee dopo la caduta dei confini, fino ai movimenti femministi e postcoloniali degli ultimi anni. Oggi il festival registra un'altra mutazione epocale: le tematiche LGBTQ+ non sono più "cinema di minoranza", ma storie universali attraverso cui il cinema mondiale ridefinisce l'identità del XXI secolo.
A Cannes 2026 le storie d'amore etero sono fuori moda - Notizie - Ansa.it
In concorso sono in minoranza, un vero cambiamento culturale (ANSA)










