In Sanguine, esordio di Marion Le Coroller presentato fuori concorso alle Proiezioni di Mezzanotte di Cannes 79, il burnout e la pressione performativa delle giovani generazioni si svelano matericamente per quello che sono già oggi: un’infezione virale. Un concept che a prima vista risulta molto interessante, anche se non tanto originale per il cinema francese, e che vuole proseguire sulla scia dei successi body horror di Julia Ducournau (Titane, Palma d’oro 2021) e Coralie Fargeat (The Substance, miglior sceneggiatura a Cannes 77). La sequenza che rimane più impressa è quella d’apertura, sia per regia che per l’effetto pelle d’oca – aspettative che nelle cruente scene successive purtroppo non saranno mantenute. È l’ora di punta nel fast food “Bloody Burger”. Dominano il caos e la sovrastimolazione sonora, il rumore metallico delle monete, i bip dei ripetuti tasti premuti sul display, il chiacchiericcio rumoroso dei clienti. Un ragazzo biondo in cassa prova a convincere un influencer insistente a prendere qualcosa di diverso dal menù. Deve riuscirci entro pochi secondi gli urla il capo all’auricolare. Il volume sale, le sue pupille diventano scure e con uno scatto uccide l’influencer, per poi suicidarsi sbattendo la testa contro il muro. Era l’impiegato del mese.
Anatomia di un horror, la dannazione dei corpi | il manifesto
Cannes (Visioni) In Sanguine, esordio di Marion Le Coroller presentato fuori concorso alle Proiezioni di Mezzanotte di Cannes 79, il burnout e la pressione performativa delle giovani generazioni si svelano matericamente per quello che sono già oggi: un’infezione virale. Un concept che a prima vista risulta molto interessante, anche se non tanto originale per il cinema francese,















