Arriva il film che batte tutti in lunghezza (3h15’) e quello che finora batte tutti come delusione. Uno potrebbe anche correre per la Palma, l’altro per essere dimenticato velocemente.
SOUDAIN di Hamaguchi Ryusuke (Concorso) – Marie-Lou dirige una clinica d’accoglienza per anziani, spesso colpiti dall’Alzheimer, alla periferia di Parigi. Ha diversi problemi sindacali da risolvere. Un giorno casualmente conosce Mari, regista teatrale giapponese, che ha un figlio disabile e sta portando a teatro uno spettacolo sui manicomi, partendo dalla celebre frase di Franco Basaglia: da vicino nessuno è normale. Mari ha un tumore grave e le resta poco da vivere; e se Marie-Lou accorre subito a vedere lo spettacolo, Mari ricambia la visita, dandosi da fare con le sue terapie antistress nella casa di cura. Hamaguchi, per la prima volta fuori dal Giappone, conferma uno sguardo umanista, nella devozione di aiuto che ognuno ci mette nell’aiutare gli altri: lo fa attraverso tempi lunghissimi, scene insistite e dilatate, con spunti documentaristici. E affronta ancora una volta le varie contrapposizioni, tendendole a unificarsi, a cominciare dal linguaggio (francese/giapponese) che le due protagoniste (Virginie Efira e Tao Okamoto, entrambe bravissime nella loro spontaneità) si scambiano continuamente. Scartata ogni sensazione di melodramma, non solo con la grave malattia della protagonista, Hamaguchi predilige una leggerezza impalpabile, l’uso sapiente della parola, che incoraggia, unisce e spiega (la lezione alla lavagna sulla fine inevitabile del capitalismo), la fragilità dei corpi e la paura della morte. Ê quasi un film didattico, di regia esemplare (che a volte sa sorprendere come impatto emotivo, come la passeggiata notturna delle due donne). È senz’altro un film impegnativo, un tour de force, che si ammira ma forse non si ama, come era successo per esempio altre volte, a cominciare da “Drive my car”. La sensazione è che non sempre tutto sia necessario, a cominciare dall’insistenza di alcune sequenze, e che qua e là si perda compattezza (si pensi al massaggio dei piedi, alle continue riunioni sindacali). Ma resta certo un film importante, che dice bene cose importanti. Voto: 7.















