VENEZIA - Partiti. Ma al momento è come correre a 90 all’ora in autostrada. I primi 4 film in gara (di “La grazia” si è parlato ieri 28 agosto) non entusiasmano e forse “Jay Kelly” con George Clooney sarebbe stato meglio Fuori Concorso.

Un regista ungherese di grande talento, dall’esordio folgorante di qualche anno fa a Cannes con “Il figlio di Saul” dove vinse il Gran Premio, firma il suo terzo lavoro con un’opera di tristezza incomparabile, vissuta attraverso la drammatica esperienza di un bambino, nei giorni che seguirono all’invasione sovietica a Budapest dopo la rivolta del 1956. Siamo a un anno dai disordini e nel film di László Nemes il piccolo Andor (un intenso, commovente Bojtorián Barabas) vive con la madre, che si arrangia come può per fare qualche soldo; del padre sa che è stato deportato in campo di concentramento; ha un’amica coetanea, il cui fratello è nascosto e ricercato come sovversivo; e vive come può per le strade, cercando febbrilmente di non farsi sopraffare dagli eventi, con una forza inaspettata e la curiosità tipica di quell’età. Quando un rude uomo dichiara di essere suo padre, Andor, che è ebreo, lo respinge in tutti i modi, anche arrivando a scelte estreme. Il rapporto intergenerazionale, il passato devastante, una realtà traumatica sono ancora una volta al centro del suo cinema (si ricordi anche “Tramonto”, opera seconda, passata proprio a Venezia), stavolta senza sfoggi estetici vibranti ed esuberanti, ma con una perizia narrativa quasi estenuante che colpisce per la profondità psicologica con la quale descrive il disagio intimistico di un bambino che non ha punti di riferimento sicuri. Fotografato in un viraggio da cartolina del passato, “Orphan” mostra un mondo schiacciato tra l’Olocausto prima e l’Impero sovietico dopo, senza un’identità precisa e una speranza futura, dove tutto si riverbera in una desolata quotidianità, di costante minaccia. Chiuso da un finale sospeso (non solo in senso letterario) e poco rassicurante, il film lascia una forte inquietudine, anche se a ogni film successivo Nemes sembra perdere quella carica sorprendente della prima volta.