Cannes – Dopo tre giorni di concorso cannense è lecito abbozzare un primo bilancio. Sei film: tre molto buoni, uno buono (ma senza “molto”) e due bufale difficilmente arginabili, perché entrambe caratterizzate da uno stile “pop” e molto “trendy” (Nanni Moretti, perdonaci) che piace molto ai cinefili e quindi è spesso premiato dai selezionatori dei festival, ansiosi di assicurarsi consensi negli anfratti più oscuri del web.

Il monito di Loznitsa a Cannes: “Nella nuova Russia lo stalinismo è vivo”

dalla nostra inviata Arianna Finos

16 Maggio 2025

I tre film molto buoni sono Due procuratori di Sergei Loznitsa, sulle purghe staliniane, del quale vi abbiamo già parlato; Il suono della caduta della tedesca Mascha Schilinski, viaggio emotivo nel cuore di una famiglia tedesca attraverso quattro generazioni; e soprattutto il poliziesco Dossier 137 del franco-tedesco Dominik Moll, che non ci stupiremmo di ritrovare in sede di palmarès. Il film solo buono è La petite dernière, diretto da Hafsia Herzi: passaggio della fatidica linea d’ombra da parte di una giovane algerina che cresce in una banlieue parigina. Le due bufale sono Sirat, diretto da un regista franco-spagnolo – Oliver Laxe – che sembra un fotomodello, ma sia chiaro che non è una colpa e non siamo invidiosi. E Eddington di Ari Aster, newyorkese di 38 anni già famoso per Hereditary, Midsommar – Il villaggio dei dannati e Beau ha paura.