Siamo al capolinea. Ultimi tre titoli in Concorso, con l’ultimo italiano che è quello che ci si aspettava, un cinese piuttosto irrilevante e un film per fortuna sorprendente come pochi, forse il più sorprendente nella corsa al Leone. La cinquina italiana si conclude con Franco Maresco, regista “invisibile”, che spedisce a Venezia il suo ultimo lavoro “Un film fatto per Bene”, che già dal titolo suggerisce un’idea metalinguistica e un doppio senso, essendo il film, cioè quello che doveva essere il film, focalizzato su Carmelo Bene. Maresco è un regista singolare: con Daniele Ciprì ha firmato pezzi di storia televisiva (indimenticabile “Cinico tv” e altro) e cinematografica (“Lo zio di Brooklyn” e soprattutto “Totò che visse due volte”, forse l’ultimo film giudicato “scandaloso” in Italia). Da solo ha poi continuato a fare un cinema assai autoriale, grottesco e sgangheratamente divertente, ovviamente politico, fino a “La mafia non è più quella di una volta”, che sei anni fa vinse qui il Premio della Giuria. Ora, in contumacia, invia una specie di opera testamentaria, che riassume tutto il suo percorso già fatto, ne spiega la lavorazione, mostra come questo film su Bene resti inevitabilmente incompiuto, sia per la riottosità dello stesso regista nello sparire, sia per dissidi con il produttore Andrea Occhipinti e inoltre per una serie spiacevole di circostanze. Ovviamente, va tutto preso per una dissacrazione continua, un senso stravagante e assurdo, dove lo sberleffo si mangia la verità; e in questa chiave, la presenza-assenza di Carmelo Bene, fluttuante in quel film che (mai) si farà è quanto di più appropriato. Che film ne esce? Una frantumazione di pensieri, situazioni e perfino personaggi (da Umberto Cantone a Federico Puma); un film feroce contro un certo tipo di cinema, specie italiano (da Marzullo a chi permette a chiunque di diventare regista), sintetizzato metaforicamente dalla bella panoramica circolare sui loculi; una scorribanda iconoclastica tra i set (vecchi e nuovi). Certo si ride molto, però ormai è anche un cinema ombelicale, dove Maresco fa un continuo ritratto di sé, delle sue opere, della sua vita, che non regala alcuna sorpresa, né nello stile, né nei contenuti. Ed è un peccato: perché di Maresco il cinema ne ha bisogno.
Dall’ultimo italiano un’opera ombelicale e la Enyedi affascina. Le pagelle di Un film fatto per Bene, Silent Friend e The sun rises on us all
Siamo al capolinea. Ultimi tre titoli in Concorso, con l’ultimo italiano che è quello che ci si aspettava, un cinese piuttosto irrilevante e un film per fortuna sorprendente come...












