VENEZIA - ​Mancano ancora un paio di film, tra i quali anche l’ultimo italiano in gara (“Un film fatto per Bene” di Franco Maresco dedicato a Carmelo Bene), che potrebbero inserirsi all’ultimo in una mappatura già piuttosto ricca, per un palmarès che si annuncia di possibili sorprese, vista la media della qualità di diversi lavori. In realtà, sorprese certo non ne mancano mai, ma forse non è mai stato così semplice, in questo giochino di ogni anno che è il Totoleone, indicare il film più probabile a ottenere il Leone d’oro, anche se le giurie sappiamo essere appunto imprevedibili. Per l’estrema attualità, l’ovvia incidenza politica e per le lacrime e la rabbia che ha scatenato in sala, “The voice of Hind Rajab”, con la voce di quella bambina di 6 anni sotto il fuoco nemico e che alla fine verrà uccisa, al pari dei suoi familiari, è il candidato quasi assoluto alla vittoria finale. Rivali non ne mancano, ma forse mai nella storia di questa Mostra (e anche di altri Festival simili) c’è un’evidente disparità di “valore” con tutti gli altri film (anche quelli più convincenti di “The voice”), che va ben al di là di quello strettamente cinematografico. Dunque il film della regista Kaouther Ben Hania è in testa ai pronostici e mal che vada se non sarà Leone (ipotesi inverosimile) avrà un riconoscimento importante. Che resti senza niente è praticamente impossibile.