Poche ore e sapremo chi vincerà la Mostra del Cinema di Venezia 2025, edizione numero 82. Inutile girarci attorno: il Leone d’oro andrà al tunisino The voice of Hind Rajab della regista Kaouther Ben Hania. Film giusto nel momento di attualità e politica. Nulla di formalmente trascendente, anzi per molti critici pure parecchio ricattatorio (a mente fredda un giorno ne riparleremo), ma ai festival va così.

Improbabile che la giuria capitanata dal regista Alexander Payne si lasci sfuggire la testimonianza di un vile e inaudito atto di violenza e disumanità dell’esercito israeliano mentre asfalta la Striscia di Gaza in un delirante genocidio. Si dovranno quindi fare da parte i quattro film più intriganti, coraggiosi, finanche sperimentali del festival: Bugonia di Yorgos Lanthimos, The testament of Ann Lee di Mona Fastvold, A house of dynamite di Kathryn Bigelow e Silent Tree di Ildiko Enyedi. Tre donne su quattro.

La giuria ne terrà conto e un Leoncino per la regia o un premio speciale sarà ancora femminile. Difficile prevedere infine a quali attori spetterà la Coppa Volpi in una annata dove le doti sono distribuite tra ruoli e mansioni del set in maniera più equilibrata rispetto ad atre annate. A noi è piaciuto molto il fotografo che per coerenza e passione per la scrittura si lascia andare nell’indigenza, quel Bastien Bouillon di A pied d’ouvre di Valerie Donzelli.