MOSTRA DEL CINEMA - È stata la serata del Presidente. Quello della finzione di Paolo Sorrentino, primo film in concorso a Venezia82 (otto minuti di applausi per La Grazia). Ma soprattutto quello vero, Sergio Mattarella, che al Lido non è venuto, ma ha mandato una lettera di saluto e plauso. Perché, ha scritto il Capo dello Stato, «il cinema è parte essenziale e irrinunziabile della cultura italiana; ne esprime, nel mondo, il genio; trasmette e consolida bellezza, speranze, valori». Senza contare, ha aggiunto Mattarella, che «il contributo del cinema è particolarmente prezioso in questo periodo nella vita del mondo che manifesta sovente il bisogno di recuperare solidità culturale e senso di umana solidarietà. Auguri dunque alla Mostra del cinema di Venezia! ».
È stata la serata in cui, per qualche ora, non si è parlato di Palestina, Gaza, Israele, anche se, con una manifestazione ormai alle porte e una polemica che ha coinvolto centinaia di artisti, si tornerà inevitabilmente a parlarne tra il tappeto rosso e il Palazzo del cinema.
Ed è stata la serata del sorriso, della "grazia" per dirla alla Sorrentino, forse la migliore cerimonia inaugurale degli ultimi anni. La meno paludata, la più frizzante. Peccato per qualche inconveniente tecnico, come il video iniziale cui mancava l'audio, ma la scelta di affidare a un'attrice comica il palcoscenico si è rivelata vincente. E anche se a qualcuno la parlata romanesca della "non madrina" magari avrà fatto storcere il naso, alla fine Emanuela Fanelli ha tenuto il palcoscenico, emozionata, forse, ma capace di divertire dall'inizio («Parlo a voi, proprio a voi otto cinefili incalliti») alla fine («Se questi film sono qui è perché non sono stati presi a Cannes»). «Vedremo film che ci faranno emozionare, piangere, ridere. Ma anche film che non capiremo, solo che ci vergogneremo di dirlo e allora ci dedicheremo agli aspetti tecnici». Risata in sala, perché è davvero così. Fanelli ha raccontato di aver scritto una lettera a Mattarella («Mi sono permessa di disturbare qualcuno alla mia portata») per chiedergli di «partecipare come cameo nel video iniziale». Uno scambio epistolare che ha prodotto il messaggio del Capo dello Stato.












