Sarà Toni Servillo, presidente della Repubblica nel film di Paolo Sorrentino La Grazia, ad aprire dopodomani la 82ma Mostra di Venezia che si svolgerà al Lido fino al 6 settembre. Largo ai maestri, alle star, alle registe, alle scoperte (si spera) e al cinema indipendente nell'anno in cui gli studios pagano il prezzo dei lunghi scioperi di Hollywood: arrivato al penultimo anno del suo mandato, mentre la sala combatte contro l'incalzare dello streaming e la creatività degli autori deve fare i conti con l'intelligenza artificiale, il direttore artistico Alberto Barbera ha messo insieme un'edizione kolossal. Destinata, più che mai, a fare da apripista agli Oscar e agli altri premi internazionali. Nei 21 film del concorso (di cui cinque italiani e sei diretti da registe), ma anche in quelli disseminati nelle altre sezioni, si riflette il sentimento dei nostri giorni flagellati dalle guerre, i conflitti familiari non mancano e la cronaca nera tiene banco.

La minaccia nucleare è il tema di A House of Dynamite che segna il ritorno di Kathryn Bigelow, la tragedia di Gaza fa da sfondo a The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, un caso di molestie in chiave MeToo innesca After the Hunt, il film di Luca Guadagnino interpretato da Julia Roberts, mentre Frankenstein di Guillermo Del Toro è una favola nera, remake del celebre romanzo gotico di Mary Shelley, e Dead Man's Wire di Gus Van Sant ricostruisce un sequestro di ostaggi del 1977.