A Cannes Il sole c’è, il vento di più, un paio d’ore del meriggiare fa caldo, alba e sera un po’ troppo fredde. Insomma: situazione meteorologica discretamente buona, non di più. Situazione cinematografica, dopo i primi due giorni: uguale. Ecco le prime sintesi di ciò che hanno lasciato i film.
LA VÉNUS ÉLECTRIQUE di Pierre Salvadori (Fuori Concorso - Film d’apertura) -Temuto alla vigilia, in realtà è un film adeguato alla serata iniziale. Grazie a una scrittura intelligente (a più mani, tra cui lo stesso regista e Robin Campillo), a un cast pimpante e poliedrico (da Anaïs Demoustier a Gilles Lellouche, da Pio Marmaï a Vimala Pons), a una regia assortita, a una trama complessa ma fluida nel suo incastrarsi, il film di Pierre Salvadori è una divertente giostra (l’ambiente circense dà il via alla storia) con un pittore in crisi, perché ha perso la sua musa; una ragazza che si spaccia prima per una venere elettrica (e chi la bacia sul palco riceve la scossa) e poi per una medium pagata proprio dal pittore che crede di “ritrovare” la sua donna ispiratrice; infine un mercante d’arte che spera di lucrare sul talento del pittore. Funziona tutto in maniera oliata, magari anche qui si abbonda nella durata, ma se ne esce ancora una volta con la sensazione che il cinema francese queste cose le sappia fare (quasi) sempre bene. A differenza nostra. Voto: 7.











