Una carrellata di opere che ne tiene viva la memoria e ne fornisce prospettive nuove e diverse
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da CannesPiù ci si allontana, più ci si avvicina. Contraddizione solo all'apparenza se il soggetto è la Seconda Guerra Mondiale, indietro nel tempo di ottant'anni ma vivissimo al Festival di Cannes con una carrellata di opere che ne tiene viva la memoria e ne fornisce prospettive nuove e diverse. In gara per la Palma d'oro c'è l'ottimo Moulin di Làszlò Nemes, storia di un attivista che nel 1942 tenta di riunire le forze della Resistenza ma finisce nelle grinfie degli uomini di Klaus Barbie. Scatta la tortura implacabile dei nazisti ma il prigioniero non si piega ai suoi aguzzini. È il punto di vista dei perdenti che si ribalta fino a farli comparire come i vincitori - almeno dal punto di vista morale - in un confronto insostenibile.Sempre in concorso sfila il franco-belga Notre salut di Emmanuel Marre, a metà strada tra documentarismo e fiction. Il campo è l'autobiografia familiare perché il protagonista è il nonno del regista, Henri Marre, ingegnere catapultato a Vichy nel 1940, senza moglie né figli. Cerca di trovare il posto che merita, sforzandosi di raggiungere una riunificazione difficile e non smette di difendere gli ideali patriottici.










