Ferrara, 7 agosto 2026 – L’altro giorno, 4 agosto. A Pontelagoscuro la portata del Po crolla a 246 metri cubi al secondo. La stessa data, sei anni fa. Il fiume, impetuoso, scorreva a quota 709 metri cubi. Da un gigante d’acqua a poco più di un torrente, giù in picchiata sotto i colpi della siccità, del clima folle. Quasi un terzo, l’acqua che tra quelle rive è sparita. Alessandro Andreotti fa parte della società Canottieri. Scuote la testa. “La situazione è drammatica, qui davanti si vede il fondo. Fango e sassi, pezzi di legno, un pantano. Abbiamo collocato i posti barca solo dove è rimasta un po’ d’acqua. Ormai non si naviga più, solo per brevi tratti. Sì, il grande fiume soffre”.
Da grande fiume a canalone
La soglia critica è a 450 m³/s, una soglia che il Po ha abbandonato da tempo, inabissandosi tra quelle sponde, come in un canalone, un canyon tra pareti di terra, emerse le radici degli alberi, isole che ormai sono verdi. C’è nata sopra l’erba. Giù il fiume, avanza il mare. Il fenomeno dell’intrusione salina nei rami del Delta del Po fa paura, il cuneo è arrivato a trenta chilometri dalla costa. Irrigazioni sempre più a rischio – dai tubi esce acqua salata –, anche l’ambiente a repentaglio. Ieri si è riunito l’Osservatorio sugli utilizzi idrici del distretto idrografico del fiume Po, è coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po. L’orizzonte, questo è emerso dal tavolo, brucia. Negli ultimi 30 giorni, temperature superiori alla media del periodo e prossime a toccare i massimi storici. Precipitazioni inferiori alla norma. L’estate dei record, con picchi di 40 gradi, quelli toccati ieri. In attesa di una tregua più volte annunciata. Le previsioni, anche quelle ondeggiano. Rosso fuoco il colore della pianura nei grafici, sulle mappe.













