Vista del Delta del Po da drone, con il mare in sottofondo e il cuneo salino che risale, durante l'ondata di calore di fine giugno, Porto Tolle, 25 giugno 2026. REUTERS/Alex Fraser
Nell'estate 2026 il Delta del Po vive una nuova fase critica di risalita del cuneo salino. La portata del fiume è scesa attorno ai 350 metri cubi al secondo e si avvicina alla soglia critica di 450, sotto la quale l'equilibrio ecologico del corso d'acqua viene compromesso. Il cuneo ha già risalito 10 chilometri verso l'interno. In questo contesto, a supporto delle politiche di mitigazione del danno e di gestione del problema, arriva un policy brief firmato da Paolo Tarolli, ordinario di idraulica agraria del Dipartimento Tesaf dell'Università di Padova, e dalla ricercatrice Aurora Ghirardelli, assegnista di ricerca nello stesso dipartimento, che sintetizza anni di studio sull'impatto della salinizzazione dei suoli sulle colture costiere del Delta. Abbiamo chiesto a Paolo Tarolli di spiegarci come è stato sviluppato questo policy brief e che utilità pratica può avere.
Perché un policy brief, e perché nasce proprio ora?
"Nell'ambito del Centro nazionale Agritech, uno dei centri nazionali di ricerca finanziati con fondi Pnrr negli ultimi anni, il mio gruppo di ricerca si è concentrato sull'intrusione del cuneo salino e sull'impatto della salinizzazione dei suoli sulle colture agrarie del Delta del Po. Esistevano già studi e definizioni sul fenomeno in sé, ma mancava una valutazione del suo impatto effettivo sulle colture. Mentre conosciamo bene, ormai, il fenomeno del cuneo salino descritto in tutte le sue dimensioni, mancava, anche a livello internazionale, uno studio approfondito sugli impatti sulle colture costiere. Ci siamo trovati dunque davanti a un territorio di ricerca sostanzialmente inesplorato.













