ROVIGO Il cuneo salino avanza, la portata del Po continua a diminuire e nel Delta la situazione torna a farsi drammatica. Se appena una settimana fa l'acqua del mare risaliva il fiume per circa dieci chilometri, oggi ha già raggiunto i venti chilometri nell'entroterra, mentre la portata del Grande fiume a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, e all’altezza di Occhiobello, in Polesine, è precipitata a circa 260 metri cubi al secondo. Numeri che raccontano un'emergenza idrica in rapida evoluzione e che ieri hanno portato il commissario nazionale per l'emergenza idrica, Fabio Ciciliano, a confrontarsi direttamente con i rappresentanti dei Consorzi di bonifica, della Regione Veneto, di Anbi Veneto, Coldiretti, Acque Venete e delle istituzioni polesane.

L’INCONTRO L'incontro, ospitato a Crespino, è servito a fare il punto su una crisi che nel Delta del Po sta già producendo effetti concreti. Diverse derivazioni sono state chiuse per impedire all'acqua salata di entrare nella rete irrigua, mentre gli agricoltori guardano con crescente preoccupazione ai prossimi mesi estivi, con il terrore si ripeta l’annus horribilis: il 2022. «Abbiamo illustrato al commissario la situazione di forte crisi che il Delta del Po sta attraversando – spiega la presidente del Consorzio di bonifica Delta del Po, Virginia Taschini –. Attualmente la portata è scesa a 260 metri cubi al secondo e numerose derivazioni sono state chiuse in tutti i rami del fiume, con l'acqua salata che sale fino a venti chilometri».I PROGETTI Una situazione che, secondo il Consorzio, non può più essere affrontata soltanto con interventi emergenziali. «Senza una concreta presa di coscienza da parte degli enti che operano lungo tutta l'asta del Po, a noi non rimangono neanche le briciole», osserva Taschini, sottolineando come il tratto terminale del fiume paghi le conseguenze delle scelte compiute a monte. Sul tavolo del commissario sono finite anche tre progettualità già pronte, per un valore complessivo di 18 milioni di euro, destinate a rendere più efficiente il sistema irriguo di Porto Tolle. «Se le risorse arrivassero in tempi rapidi, saremmo in grado di completare i lavori già entro il 2028», aggiunge la presidente. L'allarme è condiviso anche da Anbi Veneto. «La criticità nazionale più marcata riguarda il Po, interessato da un calo repentino dei livelli – evidenzia il direttore Silvio Parizzi –. Anche il comprensorio del Consorzio Adige Po sta facendo sempre più fatica a pompare l'acqua necessaria ad alimentare i canali irrigui». Il rischio, spiegano i tecnici, è che la crisi non interessi soltanto il Delta, ma si estenda progressivamente a un'area sempre più ampia del Veneto, con pesanti ripercussioni sull'agricoltura e sulla disponibilità della risorsa idrica. Per questo, il messaggio rivolto al commissario nazionale è stato chiaro: servono opere strutturali e non soltanto misure tampone. «Sono urgenti interventi infrastrutturali per aumentare la capacità di accumulo dell'acqua – conclude Parizzi – ma è altrettanto necessario arrivare a una gestione equilibrata della risorsa lungo tutta l'asta del Po». Il tempo, ora, è il vero nemico.