PORTO TOLLE (ROVIGO) - Il Delta torna a fare i conti con il suo nemico più temuto. Il Po è ai minimi, il mare risale i rami del fiume e il cuneo salino è ormai arrivato fino a 25 chilometri nell'entroterra. Il risultato è che il Consorzio di bonifica Delta del Po è stato costretto a chiudere tutte le derivazioni irrigue di Porto Tolle: non c'è più acqua dolce da distribuire ai campi. Una situazione che riporta il Polesine indietro all'estate del 2022, quando la siccità aveva messo in ginocchio il territorio.
I dati A fotografare la gravità del momento sono i dati della portata del Po. A Pontelagoscuro mercoledì sono stati registrati appena 206 metri cubi al secondo, il valore più basso dell'estate nel tratto finale del fiume. Nelle ore successive il livello ha continuato a oscillare, avvicinandosi alla soglia dei 200 metri cubi al secondo, mentre il cuneo salino ha continuato ad avanzare, rendendo inutilizzabile l'acqua dei canali per l'irrigazione. «La situazione è sicuramente grave – conferma il sindaco di Porto Tolle Roberto Pizzoli –. La portata del Po è quella che vediamo e ormai da mesi ci troviamo davanti a una condizione complessa da gestire, nonostante gli sforzi che vengono fatti per garantire almeno il minimo indispensabile». Se l'agricoltura è di nuovo in emergenza, almeno sul fronte dell'acqua potabile il territorio oggi può contare su una sicurezza che quattro anni fa non esisteva. «Fortunatamente dal 2023 non preleviamo più l'acqua come avveniva prima – spiega il primo cittadino –. Sono stati realizzati investimenti importanti e oggi l'acqua arriva attraverso un sistema diverso. Almeno da questo punto di vista non stiamo vivendo i disagi del passato». Il riferimento è al collegamento con il Savec, lo Schema acquedottistico del Veneto Centrale, realizzato proprio dopo la crisi del 2022 per garantire l'approvvigionamento idropotabile attraverso la rete collegata alle falde del Medio Brenta. Una soluzione che mette al riparo famiglie e attività economiche dal rischio di restare senz'acqua, ma che nulla può fare per salvare i raccolti. Nei campi Ed è proprio nei campi che la situazione resta più critica. «Il Polesine è stato troppo spesso considerato l'ultima ruota del carro – afferma il presidente provinciale di Cia, Erri Faccini –. È arrivato il momento di pretendere interventi strutturali capaci di garantire il futuro dell'agricoltura. Parliamo del settore economico più importante della nostra provincia e non possiamo più limitarci a rincorrere le emergenze». Anche Coldiretti descrive una situazione ormai al limite. Nel Basso Polesine l'acqua dolce è sempre più difficile da reperire a causa della risalita del cuneo salino, mentre in altre aree della provincia si è già dovuto ricorrere all'irrigazione a giorni alterni. L'organizzazione torna così a chiedere un piano nazionale per nuovi invasi e infrastrutture irrigue, ritenute indispensabili per affrontare fenomeni destinati a diventare sempre più frequenti. Nel frattempo aumentano anche i costi sostenuti dalle aziende agricole. Il gasolio è tornato a 1,44 euro al litro, mentre le temperature restano stabilmente sopra i 30 gradi da oltre due settimane. E a rendere ancora più difficile la situazione c'è il crollo dei prezzi riconosciuti ai produttori: rispetto allo scorso anno le pere perdono il 17%, pesche e nettarine il 18%, le susine il 20% e le albicocche addirittura il 34%, nonostante i prezzi sugli scaffali continuino invece a salire. A pesare è anche la crescita delle importazioni di frutta fresca, aumentate del 9% nei primi quattro mesi dell'anno, con un balzo del 44% dai Paesi africani. Il Consorzio Il quadro è aggravato dall'allarme lanciato dal Consorzio di bonifica Delta del Po. Il direttore Rodolfo Laurenti parla apertamente di un territorio «di nuovo al collasso», spiegando che Porto Tolle e l'isola di Polesine Camerini sono ormai circondate dall'acqua salata. Il Consorzio ha potuto contenere i danni soltanto grazie a misure straordinarie come bypass, motopompe e turnazioni serrate dell'acqua, che hanno consentito di accompagnare le colture fino alla maturazione. «In questi giorni iniziano i raccolti – osserva la presidente Virginia Taschini – e solo adesso gli agricoltori potranno capire quali saranno le rese reali. L'attenzione è rivolta soprattutto alle risaie, che hanno ancora bisogno di acqua per completare la maturazione». Ma le speranze sono appese al meteo. Per ora le piogge non si vedono (un temporale, forse stasera) e, quando arrivano, spesso sono così intense da scivolare via su terreni ormai induriti dalla siccità, senza riuscire a ricaricare realmente le riserve idriche del Delta.












