Roma, 4 agosto 2026 – Fra gli effetti peggiori delle ondate di calore che si stanno susseguendo quasi ininterrottamente sulla nostra penisola c’è anche il livello più basso mai raggiunto dal fiume Po. Il Grande Fiume sta registrando, infatti, portate ben inferiori alla norma: a Cremona, pochi giorni fa, ha superato il record negativo della siccità che a risaliva al 2022. A Pontelagoscuro, nei pressi di Ferrara, la portata è attualmente scesa intorno ai 350 metri cubi al secondo (il livello medio, in questo periodo dell’anno, dovrebbe attestarsi sui 1.100 metri cubi/secondo). Naturalmente, un valore così basso rende ancor più difficile contrastare la risalita del cuneo salino, ovvero l'ingresso dell'acqua marina nel delta del Po. Una vera piaga, quest’ultima, per l’irrigazione e l’agricoltura, poiché la salinità rende le acque inutilizzabili per le colture. Una foto aerea del Delta del Po
La valutazione di severità idrica del principale fiume italiano è stata elevata dal livello “medio” al livello “alto”. Ma a soffrire sono anche i fiumi e i laghi del Veneto: record negativi si registrano sul Brenta (a Bassano del Grappa, il fiume segna soli 31 metri cubi al secondo, a fronte di una portata minima di 44 mc/s 44) e sull’Adige (vicino alla foce, i flussi sono crollati a 43 metri cubi al secondo). E le derivazioni alle foci di Tagliamento, Livenza e Piave sono state chiuse dal locale consorzio di bonifica proprio perché interessate dalla risalita del cuneo salino. La crisi idrica che sta strozzando i fiumi, in particolare del Nord Italia, ha ricadute enormi: a risentirne sono sia gli ecosistemi fluviali, con danni a flora e fauna, sia i comparti produttivi come l’agricoltura e la pesca d’acqua dolce. Il fiume Po in secca, all'altezza del ponte Vittorio, a Torino (Ansa)










