Le spiagge riarse affiorate nel letto del Po sono ormai l’immagine più evidente della siccità che stringe il Nord Italia. All’inizio di agosto la portata del Grande fiume è scesa dell’80% rispetto ai valori storici a Isola Sant’Antonio, in Piemonte, e del 74% alle stazioni di Cremona, in Lombardia, e Pontelagoscuro, in Emilia-Romagna.
Del resdto il Po condivide la crisi con gli altri grandi fiumi europei, dal Danubio al Reno fino alla Loira, che stanno cadendo uno dopo l’altro sotto i colpi della crisi climatica alimentata dai combustibili fossili come gas, petrolio, carbone. «Di fronte a un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali», afferma Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) e vicepresidente di Irrigants d’Europe, chiedendo che Bruxelles ritrovi la coesione sperimentata durante l’emergenza Covid.
Il quadro tracciato dal nuovo rapporto settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche mostra un Nord attraversato da temperature elevate durante l’intero arco della giornata e precipitazioni scarse, arrivate soprattutto attraverso grandinate anomale e fenomeni localizzati ma violenti.














