Milano, 19 giugno 2026 – Sullo sfondo c’è l’ipotesi di una discussione fra Lombardia ed Emilia Romagna, due delle regioni attraversate dal grande fiume. Il grande caldo è appena arrivato ma la portata del Po è già in caduta libera.

In soli dieci giorni, nel punto di chiusura dell’intero bacino del corso d’acqua, a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, si è scesi da oltre 1.000 metri cubi al secondo a soli 300 metri cubi al secondo, con una riduzione di livello di ben 2 m, quasi 20 cm in meno ogni giorno.

Le cifre, rese note da Legambiente Lombardia, sulla base delle rilevazioni effettuate quotidianamente da Arpe Emilia Romagna, rivelano una situazione di difficoltà, nonostante lo stato di siccità in Pianura Padana sia ancora lontano. Non siamo ancora, per altro, al record assoluto, misurato nel luglio 2022, con appena 114 mc/sec, ma già molto al di sotto della soglia (450 mc/sec) che comporta l’impossibilità di limitare l’ingresso di acqua salata alle prese d’acqua da cui attingono i terreni coltivati nell’area del delta, costringendo a bloccare i prelievi idrici per evitare di salinizzare i suoli e causare gravi danni alle colture.

Il fenomeno

Paradossalmente, ciò avviene mentre in Pianura Padana si è ancora lontani dallo stato di siccità: il rischio di grave carenza idrica persiste, vista la precoce fusione delle nevi primaverili, ma non è imminente: per ora, nei grandi laghi prealpini e negli invasi idroelettrici montani della sola Lombardia riposano riserve idriche per 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua, abbastanza per garantire il deflusso degli emissari lacustri per almeno un mese, anche in assenza di piogge.