Il Po torna sotto pressione con una portata inferiore del 76% rispetto alla media storica, mentre caldo anomalo e scarsità di neve alimentano il rischio di una nuova crisi idrica

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L’estate deve ancora entrare nel vivo, ma i segnali sono già quelli che precedono una nuova emergenza idrica. Il fiume Po, la più importante risorsa d’acqua dolce del Paese, torna a mostrare numeri allarmanti: a Borgoforte, nel Mantovano, la portata è crollata a 383 metri cubi al secondo, con un deficit del 76% rispetto alla media storica. A Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, il Grande Fiume è già sceso sotto la soglia dei 450 metri cubi al secondo necessaria per contrastare la risalita del cuneo salino dal mare.

A lanciare l’allarme è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che fotografa un Paese diviso tra Sud relativamente al sicuro grazie alle abbondanti riserve accumulate nei mesi scorsi e un Centro-Nord sempre più esposto agli effetti della crisi climatica.

Nei prossimi giorni si assisterà a una situazione meteorologica emblematica: temperature di circa 26°C sono previste sia a Cortina d’Ampezzo, a oltre 1.200 metri di quota, sia ad Agrigento. Analogamente, 29°C sono attesi sia in Cadore che a Catanzaro. Un’anomalia che arriva dopo una primavera eccezionalmente calda, la seconda più calda registrata in Italia dal 1950, con temperature superiori di 1,26°C rispetto alla media.