di
Silvia Madiotto
Rete di mini invasi dell’Anbi: solo 15 sono stati realizzati negli ultimi anni, ne manca quasi la metà. Sale la preoccupazione
Dai fiumi arrivano segnali preoccupanti. Il Po è sotto la soglia minima, il cuneo salino sul Delta già sta risalendo, le coltivazioni sono a rischio. In montagna manca la neve, garanzia per l’estate. Bisogna iniziare a riequilibrare le risorse, finché ce ne sono.
Ma senza fare affidamento sulla natura, contro la siccità e per trattenere l’acqua piovana, servono le infrastrutture. Il «piano nazionale laghetti» è del 2022, presentato da Anbi e Coldiretti: prevede medi, mini e micro invasi distribuiti su tutte le province per poter pori ridistribuirla quando ce ne sarà bisogno. Il dato positivo - anche se marginale - è che 15 di quei 90 sono stati realizzati, portando a 52 il numero dei bacini in tutta la regione. Bastano? No. Dal 2022 Anbi chiede al governo le risorse economiche per poterne realizzare altri, aspettare ancora è rischiosissimo: «Senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i fiumi principali, l’acqua piovana, pur abbondante ad inizio giugno, è già defluita in mare» rileva Anbi, che riunisce i consorzi di bacino.










