Mentre Oms e governi riescono a polemizzare anche sul caldo, l’Associazione nazionale dei consorzi di Bonifica e Irrigazione, nella sua assemblea nazionale, a Roma, in questi giorni ha spiegato, dati alla mano, come il riscaldamento globale stia devastando le campagne e la salute, renda ancor più marginali le aree interne e prosciughi il Pil. È un’emergenza trasversale, che incrudelisce le fragilità delle persone come quelle dell’ecosistema, indistintamente. Per contrastarla, ai governi servono competenze tecnicissime; per questa ragione, mercoledì la Protezione civile ha firmato un protocollo per condividere informazioni e decisioni con Anbi e autorità di bacino dell’Appennino italiano. Per la stessa ragione, l’Anbi sarà al centro del primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua (29 settembre-2 ottobre): «Grazie agli invasi realizzati negli anni - ha riconosciuto Maria Spena, presidente del Comitato One Water – il Sud è uscito da un biennio di grave siccità e, grazie anche al vostro lavoro, in Basilicata, in Sicilia, in Sardegna, in Puglia non c’è più l’emergenza idrica».Resta il Nord, con i suoi 40°. Resta il Po, con la sua portata crollata del 70% dai primi di giugno. E resta, anzi, avanza il cuneo salino. Le acque salmastre dell’Adriatico invadono l’alveo per 20 chilometri, ma se la portata scenderà sotto i 250 metri cubi al secondo le troveremo a 30 chilometri dalla foce. Vuol dire non irrigare i campi del Delta. «La tendenza climatica comporta una perdita fino al 5% del Pil al 2040 – ha detto Francesco Vincenzi, presidente di Anbi –. Con un aumento di 3 gradi si avrà un calo del 20% nelle rese agricole e del 10% nelle attività ittiche». In platea, ad ascoltarlo, c’erano il ministro dell’agricoltura Lollobrigida e quello della coesione Foti. Il secondo ha incitato a realizzare nuove dighe, scagliandosi contro «l’ideologismo» ambientalista che le blocca.Sul terreno non ci sono solo interessi agricoli: «Se la temperatura aumenterà stabilmente di 2 gradi si produrrà un calo del 15% nelle presenze turistiche straniere e dell’8% in quelle nazionali» ha detto Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. L’associazione riunisce 141 Consorzi gestiti dal mondo agricolo e responsabili della bonifica e dell’irrigazione di 19 milioni di ettari. La preoccupazione in questo mondo è altissima: l’emergenza resta trasversale ma le campagne sono certamente le più colpite e anche quest’anno si parla di siccità. Anzi, sarebbe peggio del 2022 se non fossero state prese contromisure, come riempire nei mesi scorsi il Lago Maggiore, una scelta che aiuterà le irrigazioni a scollinare la metà di luglio, salvando i raccolti in Piemonte e Lombardia. Come ha ricordato il presidente di Cia Cristiano Fini, «dopo una primavera piovosa pensavamo di non trovarci in questa situazione. Vuol dire che la crisi climatica sta mordendo ma anche che sono mancate risorse e pianificazione…». Carta vetrata per Lollobrigida che anche ieri ha rivendicato di aver destinato all’agricoltura 15 miliardi di investimenti. Si è smarcato dalle critiche al governo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - «è più intelligente costruire un dialogo di confronto con le istituzioni» - e ha chiesto di correre sul piano invasi proposti dall’Anbi, attaccando l’industria idroelettrica, che è la “concorrente” dell’agricoltura nell’uso dell’acqua invasata nei bacini. «Se siamo in siccità è perché nei mesi invernali si è rilasciata troppa acqua senza pianificazione. E allora bisogna riconoscere un ruolo di pianificazione ai consorzi, l’unico organismo in grado di fare un’analisi dei bisogni».Sulle grandi questioni del Paese esiste una ignoranza diffusa che è il terreno ideale per una guerra tra le lobby. Anche nel caso dell’acqua. Perché i danni li fa il caldo, certo, ma li fa anche una gestione della risorsa idrica che, all’ombra delle competenze regionali, diventa spesso un rubamazzetto. Il caso della Valle d’Aosta dimostra chiaramente un’assenza di pianificazione. Dalle sue riserve nivali dipende l’irrigazione di Piemonte e Lombardia e se in primavera lo zero termico si sposta tra 4300 e 4800 metri significa che si sciolgono anzitempo neve e ghiaccio accumulate sulle sue cime. Se ci fossero più invasi si potrebbe trattenere l’acqua che scende. Invece, nei mesi scorsi, milioni di metri cubi sono stati usati per produrre elettricità e in seguito sono finiti in mare. Ora le campagne hanno sete ma le Alpi sono nude e i fiumi sembrano rigagnoli. Il cambiamento climatico, è chiaro, scavalca il titolo V e imperversa da Ovest a Est, da Nord a Sud: Adige -65%, Livenza -60%, Bacchiglione -71%… Asciutti i corsi d’acqua dell’Emilia Romagna, in sofferenza la Toscana, il lago Trasimeno è sotto di un metro e venti rispetto alla media.