"Quanto sta accadendo nel bacino del fiume Po, come per tutti principali fiumi del Centro Nord Italia, era previsto da tempo a causa dell'insufficiente manto nevoso sulle montagne, provocato dall'andamento meteorologico, accompagnato da temperature eccezionalmente miti, che hanno impedito il consolidamento invernale delle nevi al suolo, accelerandone la fusione; ciò, che però ha colto di sorpresa, è il repentino calo delle portate, sceso in una settimana, al rilevamento di Pontelagoscuro nel Ferrarese, da oltre 900 metri cubi al secondo a poco più di mc/s 300, con la perdita del 60% dei flussi con l'inevitabile conseguenza della sospensione del servizio irriguo nel Delta Po".

Così l'Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi), dopo l'allerta siccità nel bacino del fiume Po lanciata stamane dalla Coldiretti.

L'immagine, sottolinea l'associazione "è quella della "pentola che bolle": il riscaldamento della crosta terrestre incrementa le necessità idriche dei corpi viventi, ma al contempo favorisce l'evaporazione: vale a dire che aumentano le esigenze non solo agricole, ma diminuiscono le disponibilità".

Se questa è la grave situazione registrata alla foce del più importante fiume italiano, seconso Anbi, entro breve potrebbero esserci anche conseguenze sugli approvvigionamenti potabili, più a monte tornano a comparire grandi isole sabbiose (come nel 2022) ed i principali corsi d'acqua sono tutti in sofferenza (Adige in Veneto, Dora Baltea in Valle d'Aosta, Tanaro in Piemonte, ad esempio) o addirittura sotto la soglia del Minimo Deflusso Vitale (Ombrone, in Toscana).