L’ondata di calore che sta attraversando l’Italia sta mettendo a dura prova gli agricoltori del bacino del Po. «Siamo all’inizio della stagione irrigua e come si può vedere il mais è già in sofferenza», racconta Rossano Remagni Buoli di Gussola, che in provincia di Cremona coltiva frumento, pomodori, bietole e zucche. Qui, il fiume ha raggiunto un livello di guardia: 8 metri al di sotto dello zero idrometrico, ovvero del riferimento adottato per misurare periodi di piena o di aridità. Secondo le elaborazioni dell’Autorità di bacino, la zona si trova già in uno stato di siccità severa.
Gli impianti per l’irrigazione che pescano direttamente dal corso d’acqua sono quindi in difficoltà. «Gli unici supporti che possiamo avere sono nelle zone dove ci sono pozzi», dice l’agricoltore. In diversi altri punti del bacino le cose vanno poco meglio: a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, il Po si attesta a meno 6,7 metri, mentre a Ponte della Becca (Pavia) si è fermato al di sotto di 3,4 metri.
Da lunedì Coldiretti - principale organizzazione di rappresentanza degli agricoltori – ha iniziato a suonare l’allarme: la situazione «evidenzia ancora una volta l’urgenza della realizzazione di un Piano nazionale degli invasi», si legge in una nota. Richiesta reiterata all’agenzia Askanews anche da Andrea Tiso, presidente nazionale della Confederazione agricoltori europei Confeuro, che si è chiesto «cosa stia attendendo l’esecutivo Meloni per dare concreta attuazione a interventi ormai non più procrastinabili».











