Per rendere di immediata lettura la gravità della situazione, Anbi Veneto è ricorsa alle faccine. Riserve nivali: bollino rosso e bocca all'ingiù. Idem le portate dei corsi d'acqua e le temperature. Vanno bene solo gli invasi montani, ma la tendenza per luglio è negativa. «La situazione - scriveva ieri l'Associazione dei Consorzi di bonifica del Veneto - si fa sempre più complessa. Se i settori montani hanno beneficiato di rovesci più abbondanti, il basso Veneto e il Delta del Po sono rimasti pressoché a secco. Con questi dati, il deficit complessivo dell'anno idrologico (ottobre 2025 giugno 2026) si attesta a un pesante -26%». Scompaiono le riserve di neve e i fiumi sono in sofferenza. «Lo scenario più critico - segnala l'Anbi - si registra sul fiume Po, che segna un drammatico -70% (misuratore di Pontelagoscuro), male anche l'Adige con un -57% (Boara Pisani), il Bacchiglione (-60% a Montegalda), il Brenta (-53% a Barziza) e il Livenza (-46% a Meduna di Livenza). La carenza non risparmia il sottosuolo, dove anche le falde idriche sotterranee restano al di sotto dei livelli medi del periodo». E poi c'è l'avanzata del cuneo salino nel Delta, che attualmente è risalito fino a 20 km nell'entroterra.