Piove, ma non basta. Qualche temporale non è sufficiente per risolvere il deficit idrico nel Nord Italia. La prima regione ad alzare “bandiera bianca” è il Veneto dove mancano 2,4 miliardi di metri cubi di acqua rispetto al 2025. Dati che hanno convinto il governatore Alberto Stefani il 2 luglio, a dichiarare lo Stato di emergenza regionale “per le gravi condizioni idrologiche e il rischio di risalita del cuneo salino in cui si trova il Veneto, soprattutto nel distretto del Po”. Ma non solo. A preoccupare amministratori e imprenditori agricoli sono le portate dei maggiori fiumi veneti considerate “sensibilmente inferiori” alle medie storiche: Piave, Brenta e Po sono a -23%, l’Adige a -21%, in sensibile ascesa anche il livello del lago di Garda.
Secondo l'ordinanza firmata in base ai dati forniti dall’Anbi (l’associazione nazionale che riunisce i consorzi di bonifica e di irrigazione), l'assenza di piogge sul Veneto è così significativa dallo scorso marzo (-21%). Un dato peggiorato in aprile e ancora sotto la media a maggio. Al 31 maggio infatti l’intero anno idrologico ha presentato un deficit del meno 28% rispetto a quello precedente. “Le riserve di neve si sono esaurite subito per le alte temperature registrate tra aprile e maggio”.










