L’associazione spiega infatti che «in diversi comprensori stanno emergendo segnali di crescente difficoltà nella gestione della risorsa idrica. Le segnalazioni provenienti dai Consorzi associati indicano una progressiva riduzione delle disponibilità d’acqua e una maggiore complessità nella programmazione e nella distribuzione delle portate necessarie a soddisfare i fabbisogni irrigui delle aziende agricole».Eventi estremiL’Italia, come si legge nel report di Anbi, appare poi sempre più esposta a fenomeni climatici estremi. Dall’inizio dell’anno al 20 giugno 2026 in 1.029 località italiane si sono verificati eventi meteorologici di forte intensità come grandine grossa (584), pioggia intensa (365) e tornado (80), segnando un aumento del 40% in un anno.Il periodo compreso tra novembre 2025 e giugno 2026 è stato caratterizzato da una marcata anomalia climatica: si è infatti verificata una frequente alternanza tra eccesso d’acqua, fenomeni meteorologici violenti, periodi di carenza idrica e ondate di calore estremo. Numerosi episodi di maltempo (piogge intense, alluvioni) hanno causato criticità idrogeologiche in varie regioni, tra cui Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Il Paese è stato poi colpito da intense grandinate, forti raffiche di vento, nevicate abbondanti e gelate tardive, con impatti significativi su agricoltura e infrastrutture.Inoltre, questi mesi sono stati generalmente più caldi della media stagionale, con picchi insoliti interrotti da brevi ma intense fasi di freddo e a maggio e giugno ondate di caldo record si sono abbattute principalmente sull’Italia centro-settentrionale. Oltre alle temperature anomale, è registrata una siccità ricorrente: nonostante un inverno con precipitazioni diffuse, già ad aprile sono state segnalate criticità idriche in alcune aree alpine e appenniniche.MonitoraggioMassimo Crespi, climatologo e presidente di Hypermeteo e Radarmeteo, spiega che, per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo, siamo davanti a un «vero e proprio cambiamento degli “schemi” meteorologici, con la marginalizzazione verso ovest dell’anticiclone delle Azzorre ed il costante prevalere dell’anticiclone africano, che ha origine nel riscaldamento del polo e che porta con sé, oltre alla sabbia, ondate di calore più consistenti». Al 2040 si prevede infatti un aumento delle temperature nel sud d’Italia e nella costa tirrenica di almeno 2 gradi.
Riserve idriche, Anbi: «Nord sull’orlo di una crisi. Nel Sud si registra sovrabbondanza»
Il direttore generale di Anbi Massimo Gargano: «Se lo scorso anno era il sud a vivere una condizione di emergenza, mentre il nord disponeva di maggiori risorse, oggi lo scenario si è ribaltato». Preoccupano le condizioni del Po
















