Il “collasso del territorio“. Sono le parole usate dal direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti, per descrivere la crisi di siccità del fiume più grande d’Italia durante la quarta ondata di calore dell’estate 2026, in cui territori come Porto Tolle e Polesine Camerini si sono trasformati in “isole in mezzo ad un mare che lambisce anche Taglio di Po e Porto Viro”.
Dopo aver già raggiunto il livello massimo di severità la scorsa settimana, la situazione non ha fatto che aggravarsi. Lo ha spiegato l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi), che in una nota ha diffuso gli aggiornamenti “come un bollettino di guerra”.
A preoccupare, oltre alla portata ridotta del fiume e degli affluenti, è anche l’intrusione di sale nelle acque, con potenziali rischi per la potabilizzazione: “Il cuneo salino circonda ormai il territorio di Porto Tolle, costringendo il Consorzio di bonifica Delta del Po a chiudere tutte le derivazioni irrigue. La portata del fiume Po, dopo aver registrato il livello più basso di questa siccitosissima estate, punta decisamente a scendere sotto la soglia psicologica dei 200 metri cubi al secondo (la soglia minima per contrastare l’ingressione salina è indicata in mc/s 450)”. Anbi spiega che le precipitazioni previste sull’arco alpino nei prossimi giorni potrebbero aiutare, ma non sarebbero comunque sufficienti: “Con gli invasi idroelettrici svuotati e i prelievi a monte ridotti, le portate attuali sono sostenute solo dalle restituzioni dei sistemi irrigui. Questo, però, non basta a dare respiro al Polesine e al Delta, la cui linea di costa si è virtualmente ritirata di almeno 20 chilometri nell’entroterra, invasa dall’ingressione salina”.













