PAVIA La lettura di quello che successe nel Mediterraneo orientale pre-classico data dal regista dell’Odissea di Christopher Nolan rispecchia molto di più la realtà di quanto sostenuto invece per decenni dagli studiosi . E cioè che in quell’area fossero stati abbattuti solo i centri di potere politico – le capitali dei piccoli e grandi regni del Tardo Bronzo -, ma al di fuori delle grandi città, la vita dei centri minori e dei villaggi rurali fosse continuata senza una discontinuità traumatica. E il contributo a questa tesi arriva dagli archeologi dell'Università di Pavia diretti da Lorenzo d’Alfonso del Dipartimento di Studi Umanistici impegnati dal 2024 negli scavi a Tell Semhani, nell’odierno territorio di Latakia in Siria, vicino alla riva meridionale del fiume Nahr al-Kabir. Le scoperte «Diversamente dalla comune prassi che porta gli archeologi a scavare principalmente grandi siti, Tell Semhani cela i resti di un piccolo abitato delle campagne del Paese di Ugarit (la moderna Ras Shamra, ndr), noto per essere stato il più grande emporio e centro culturale del Mediterraneo nell’età del Tardo Bronzo (ca. 1500-1200 a.C.) – spiega D’Alfonso –. A lungo negli ultimi decenni si era ritenuto che questa crisi non avesse avuto le conseguenze sistemiche che Nolan vuole leggere nei versi omerici e che l'egittologo francese Maspero aveva inserito in una teoria di migrazioni macroregionali, basandosi sulle iscrizioni reali di Ramses III. Si era invece ritenuto, in altre parole, che in particolare nel Mediterraneo orientale fossero stati abbattuti i centri di potere politico, mentre la vita nei piccoli villaggi rurali fosse continuata senza alcun trauma». Una lettura ribaltata nel kolossal di Nolan e che il lavoro dei ricercatori pavesi – insieme ad archeologi della direzione generale delle Antichità e dei Musei (Dgam) e a studenti dell’Università di Damasco– hanno invece confermato. «Ugarit ha sempre attratto l'interesse degli studiosi con i suoi ritrovamenti di finissima fattura, l'architettura monumentale e i ricchi archivi palatini, i cui testi amministrativi e legali riferiscono anche delle attività produttive delle campagne e gli oltre 200 villaggi che le costellavano – sottolinea il professore –. Questi testi sono stati utilizzati per ricostruire l’economia e la società del Mediterraneo orientale nell’età dei Palazzi ma nessun sito archeologico delle campagne era stato fino ad ora scavato per dare materiale sostanza a queste ricostruzioni». La ricostruzione è stata sorprendente, conferma D’Alfonso. E ribaltano la tesi di molti studiosi, dando invece ragione al regista dell’Odissea. La lettura di Nolan «Sulla sommità del sito è stato esposto estensivamente l’abitato di Tardo Bronzo (1500-1200 a.C.) – svela –. Mentre le fasi più antiche di questa occupazione saranno oggetto della prossima campagna dell’autunno 2026, di particolare rilievo storico è la presenza di un livello di bruciato spesso circa 5 cm rinvenuto in tutte le aree di scavo che segna un momento di chiara interruzione nella vita dell’abitato. Le analisi al carbonio 14 hanno permesso di datare l’incendio proprio alla fine del Tardo Bronzo (1173±50 a.C). L’assenza di distruzione delle abitazioni sotto l’incendio sembra indicare che quando esso divorò l’abitato, lo stesso era già stato abbandonato. Sopra il livello di bruciato sulla sommità del sito sono stati rinvenuti i resti di un’occupazione successiva all’incendio, databile all’inizio dell’età del Ferro (dalle rilevazione del C14 1125±70 a.C). La nuova occupazione avvenne nel giro di poco tempo dall’incendio, dato che la cultura materiale in gran parte riprende quella dell’occupazione precedente. La nuova occupazione fu però di brevissima durata e una volta abbandonato, il sito non fu mai più insediato fino all’epoca bizantina». «Questa scoperta mette in forte discussione la tesi secondo cui il collasso politico nel Mediterraneo orientale avvenuto attorno al 1200 a.C. coinvolse solo i Palazzi e centri di potere, lasciando la vita rurale sostanzialmente invariata. Risulta invece evidente che la vita nel villaggio di Semhani aveva avuto una drammatica trasformazione all’epoca della crisi». «Quindi – è la conclusione anche dei ricercatori pavesi guidati da D’Alfonso – l’abbandono del sito dopo il tentativo di rioccupazione è evidenza dell’impossibilità del ritorno al precedente ordine e della portata del cambiamento che avvenne per le comunità rurali del paese di Ugarit come per quelle della sua capitale». La tesi, appunto, di Nolan nella sua Odissea.
D’Alfonso: «L’Odissea di Nolan è più attendibile di tante teorie sostenute per decenni»
Il professore dell’Università di Pavia: «Questo film racconta la vera storia di un’era»















