ODISSEAdi Christopher Nolan,Usa, 172’Un colpo al cerchio e uno alla botte. Una scena d’azione e un lungo spiegone. Qua una bella trovata, là un passo leggendario buttato via. Tagliato (nessuno dice “Il mio nome è Nessuno”, ad esempio). O banalizzato (le sirene e il loro canto). Ma anche, qualche volta, reinventato ed esaltato: la Circe di Samantha Morton, magnifica attrice, è di gran lunga la cosa migliore di questa “Odissea”, il simbolo di ciò che voleva essere ed è solo a tratti. Una figura riletta con occhi contemporanei. Non per “avvicinarla” a noi, come in qualsiasi operazione pop, ma per trovare nel mito la precognizione della modernità. Sappiamo tutti che Circe trasformò gli uomini di Ulisse in porci. Ma non l’avevamo mai vista farlo in questo modo, né per le ragioni che illustra.Ecco: qui l’operazione Nolan marcia a pieno regime. Per il resto, inutile prendere questa “Odissea” troppo sul serio, come impone la grancassa promozionale. Il kolossal dei primati. Il più costoso, il più ambizioso, il primo tutto girato in 70 mm. Imax (peccato che da noi di sale Imax non ce ne siano e quelle in 70 mm. scarseggino). Ma anche il primo a fare di Ulisse un eroe moderno. Un proto-Oppenheimer, per restare in zona Nolan, come lui torturato da intelligenza in eccesso e sensi di colpa idem. Anche se il simpatico Matt Damon non ha l’ombra del carisma e del mistero necessari. Così Nolan procede a zig-zag, nel tempo (come sempre) e nella qualità. Potente quel cavallo di Troia insabbiato sulla spiaggia, come la statua della Libertà nel “Pianeta delle scimmie”, perché il mondo è destinato a finire ciclicamente. Ma da quale videogame escono i Lestrigoni corazzati? Un altro annuncio del futuro?E ancora: odioso, ergo perfetto, l’Antinoo di Robert Pattinson. Suggestiva la Minerva di Zendaya, perché abbia un’aria diciamo esotica lo capiremo solo alla fine ed è una bella idea, anche se Zendaya è un brand, non un’attrice. Il cast, del resto, si inchina senza troppi guizzi alla power list di Hollywood. Un “autore” dovrebbe osare di più, specie se scomoda Omero, e magari avere idee più chiare su come rappresentare il mitico, il magico, il divino. Anche lo strazio del guerriero non sempre si lega a quello degli affetti (e dei sensi: come sono tristi qui gli amori di Ulisse). Ma è roba complicata, che il film sfiora appena concentrandosi sullo spettacolo, cuore narrativo e simbolico di tutto. La scoperta del cavallo, la presa di Troia, la strage dei Proci (altro scivolone). Il tutto per condannare il delirio di potenza che porta e portava alla guerra. Visto il budget, i Greci avrebbero parlato di ipocrisia.
Ulisse goes to Hollywood
Scene d’azione e pacifismo, scivoloni e buone idee si alternano nell’“Odissea” di Nolan. Che parla dell’oggi molto più che di Omero











