Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti“Odisseo” di Omero e “Ulixes” del regista C. Nolan sono due storie diverse. Ozioso lamentarsene. D’altronde, Omero era l’aedo-rapper con cetra per qualche centinaio di migliaia di persone tra l’VIII e VII secolo a. C. , Nolan cineasta per 8 miliardi di esseri umani dispersi per tutto il pianeta nel 2026.

Il regista assume il punto di vista di Virgilio, che nel II Libro dell’Eneide (29-19 a. C.) definisce Ulisse "Scelerum inventor” (Inventore di scelleratezze) e "dirus Ulixes" (funesto Ulisse). Vero è che neppure Dante è tenero con Ulisse, tant’è che lo avvolge in una scomoda fiamma, insieme al suo compare di astuzie Diomede, nell’Ottava bolgia dell’Ottavo cerchio dell’Inferno (1304-1308). Tuttavia, pur condannandone la “hybris”, ne esalta il desiderio inestinguibile di conoscenza, che lo spinge a ripartire da Itaca e a varcare le Colonne d’Ercole.

Nolan, invece, presenta un Ulisse autocritico, più pentito che orgoglioso delle proprie imprese. Perché Ulisse è diventato politically correct? C’è una frase-chiave che scivola tra un discorso e l’altro con la Dea Calypso e poi con Penelope: “la fine della civiltà”. Storicamente, è la fine della civiltà micenea e dell’età del bronzo, già alle spalle di Omero. La sequela di imprese, di massacri, di sfide agli Dei ha portato alla “fine della civiltà”. Dice Ulisse: “Bruciare Troia fu come bruciare il mondo intero”.