<p>«Mi vergognerei di avere scritto anche solo un pezzo della sceneggiatura».
Questo il giudizio lapidario di <strong>Emily Wilson</strong>, la traduttrice inglese dell’<em>Odissea</em>, sulla versione cinematografica del poema omerico girata da <strong>Christopher Nolan</strong>, che finora ha incassato<strong> 652 milioni di dollari </strong>a livello globale a fronte di un budget di produzione stimato in 250 milioni di dollari. <span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>Una <strong>stroncatura epica</strong> quella della Wilson, pubblicata dalla prestigiosissima <em>London Review of books </em>e intitolata <em>An Uncomplicated Man</em>, in contrapposizione all’attacco dell’Odissea da lei tradotto così: «Tell me about a complicated man». </p> <p> </p> <p>Eccone un assaggio: «L’Odissea di Nolan è priva di molti degli elementi che rendono grande il poema.
Non ha <strong>nulla di convincente</strong> da dire sul tempo, la memoria, la storia, la guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini. <strong>Manca di profondità</strong> psicologica, emotiva, politica ed etica.










