Christopher Nolan ha raccontato di essersi ispirato alla traduzione dell’Odissea di Emily Wilson per il suo film The Odyssey. Mesi fa, in un’intervista a Empire, il regista ha spiegato di aver costruito l’Ulisse interpretato da Matt Damon a partire dal primo verso della traduzione della studiosa: «Raccontami di un uomo complicato». La classicista – prima donna a tradurre integralmente il poema di Omero in inglese, nel 2017 – ha ammesso di essersi sentita lusingata da quelle parole.
Cinque giorni prima dell’uscita del film, ospite del podcast The Daily del New York Times, Wilson ha difeso Nolan dalle prime polemiche “puriste” esplose online sul casting e sulla sceneggiatura intravista nel trailer. «Penso che siano polemiche piuttosto confuse. Già nell’antichità i poemi omerici venivano adattati per la performance. Penso sia del tutto legittimo che un regista esplori la propria visione», aveva spiegato. E sull’idea stessa che un adattamento possa “rovinare” la versione di Omero aveva aggiunto: «Non si può fare del male a Omero, è più forte di tutto e ogni aedo interpreta da secoli la storia a suo modo». Poi è uscito il film. E qualcosa è cambiato.
La delusione di Emily Wilson
Le lusinghe di Nolan non sono bastate. Dopo l’uscita di The Odyssey, Wilson ha espresso senza mezzi termini la sua delusione. Le sue critiche sono tra le più dure apparse finora. La recensione, pubblicata sulla London Review of Books con il titolo An Uncomplicated Man – un rovesciamento del celebre incipit della sua traduzione, «Tell me about a complicated man» («Parlami di un uomo complicato») – non lascia spazio a dubbi: per Wilson il film tradisce la complessità del poema omerico e, soprattutto, quella di Odisseo. Proprio quell’«uomo complicato» che, secondo la studiosa, Nolan ha trasformato in un protagonista semplice e superficiale.











