La percentuale varia da Comune a Comune, in base al Pef (Piano economico finanziario) e alle scelte che l’ente locale può autonomamente fare, con soldi propri, per attenuarne l’impatto. La costante, però, è che la Tari aumenta in quasi tutti i centri della nostra provincia, come ormai da diversi anni. Proprio in questi giorni i consigli comunali stanno deliberando al riguardo. Tanto per citare i due Comuni più grandi: a Macerata l’aumento approvato per il 2026 è dell’8,4%, a Civitanova del 6,11%. Una impennata legata alla crescita dei costi per la gestione del servizio rifiuti, tra i quali spiccano quelli riconducibili alla mancanza di una discarica sul nostro territorio, e il conseguente trasferimento dei rifiuti fuori provincia, ormai da diverso tempo.
Negli ultimi tre anni, 2023, 2024, 2025, questo si è tradotto in un aggravio dei costi per Cosmari srl di oltre 12,3 milioni di euro, ai quali dobbiamo aggiungerne – presumibilmente – altri 3 o 4 (adesso li portiamo a Corinaldo, un sito più vicino del precedente che era in provincia di Pesaro) per il 2026. Diciamo, e ci teniamo bassi che, compreso quest’anno, arriviamo a 15 milioni, una cifra non da poco che, ovviamente, ha pesato e pesa notevolmente sulla Tari, che continuerà a crescere ancora almeno per i prossimi tre anni, con una differenziata che – anche se in calo – è pur sempre sopra al 79%. Insomma, la virtù dei cittadini non viene certo premiata. Si scontano le indecisioni della politica, cioè dell’Ata, che negli ultimi anni ha sempre giocato al rinvio.












