Nel quinquennio 2022-2027 la famiglia tipo maceratese, monitorata periodicamente dal Carlino sulla base degli avvisi di pagamento ricevuti, ha registrato un aumento complessivo della Tari di 57 euro, una media di oltre undici euro l’anno. Si dirà che sono poca cosa, ma sarebbe un giudizio superficiale: non solo perché questo è il "trucco" per nascondere la continua crescita, ma anche perché gli incrementi maggiori sono stati quelli degli ultimi due anni (mediamente + 9 per cento l’anno). Insomma, c’è una accelerazione che spinge l’importo sempre più in alto.
La nostra famiglia, quattro persone, appartamento da 117 metri quadrati, garage da 22 metri quadrati e cantina, ha pagato 291 euro nel 2022, 299 nel 2023, 301 nel 2024, 326 nel 2025 e 348 nel 2026. Com’è evidente, all’aumento di pochi euro di inizio periodo, si arriva ad un aumento di oltre 20 euro negli ultimi anni. Da qui a fine luglio, poi, saranno definite le nuove tariffe che cresceranno ancora rispetto al 2025, mediamente del 6,7 per cento, valore che ogni singolo comune potrà rimodulare ma con margini ristretti. Il percorso da fare, però, è molto complesso e pieno di ostacoli.
Come noto, la copertura dei costi per il servizio rifiuti, gestito in concessione da Cosmari Srl, società interamente partecipata dai comuni, è interamente da caricare sulla tariffa. Ma, e questo è uno dei primi nodi da sciogliere, la proposta a cui l’Ata sta lavorando, in coerenza con le indicazioni dell’Arera e sulla base dei Piani economici finanziari dei Comuni (in gran parte già ricevuti) prevede un aumento medio del 6,7 per cento, più basso rispetto a quello degli anni precedenti. Il fatto è che questo valore non sarebbe sufficiente a coprire i costi che Cosmari srl deve sostenere, tenendo anche conto del fatto che per far fronte ai cosiddetti extracosti ha già anticipato, per conto dei Comuni, oltre 21 milioni di euro, che potrà recuperare solo gradualmente e in tempi lunghi.










