Ecco perché la Tari 2026 può aumentare. Il costo complessivo del servizio di pulizia, raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, quest’anno, si attesterà su una cifra superiore ai 54 milioni di euro (54,7), in aumento di oltre 4 milioni rispetto all’anno scorso (50,3). A questo punto, delle due l’una: o, in seguito alle attività svolte per il contrasto all’evasione fiscale, l’ufficio Tributi certificherà nei prossimi giorni un ampliamento della base imponibile ovvero del numero dei contribuenti oppure, inevitabilmente, il Comune di Taranto dovrà aumentare la tassa sui rifiuti. Magari non di tanto (tra il 3 e il 6 per cento, si ipotizza), ma pur sempre di un aumento si tratterebbe. Per ora, conviene sottolinearlo ancora, è una (fondata) ipotesi che solo tra un paio di settimane potrà essere confermata (o meno). Per legge, infatti, le tariffe della Tari devono essere approvate dal Consiglio comunale entro il 31 luglio e, nel caso in cui ci fosse davvero un aumento, gli oltre 85mila contribuenti tarantini lo pagherebbero a gennaio, a conguaglio della quarta e ultima rata.

In realtà, qualche robusta indicazione in tal senso era già pervenuta nell’ambito della delibera sull’Assestamento di bilancio 2026, approvata lunedì scorso dalla maggioranza di centrosinistra che sostiene la giunta Bitetti. Ma non solo. Nell’edizione di ieri, pubblicando parte della relazione sui conti municipali post assestamento firmata dal dirigente dell’area finanziaria, Simone Simeone, la Gazzetta aveva già evidenziato la stima sul costo del servizio fatta dall’agenzia regionale sul ciclo dei rifiuti (Ager Puglia). In particolare, Simeone aveva fatto sapere che la direzione Ambiente del Comune di Taranto aveva richiesto maggiori stanziamenti proprio per il servizio rifiuti. «Quest’elemento – aveva osservato il dirigente - conferma la rilevanza del servizio quale fattore di pressione sulla gestione corrente e richiede un costante monitoraggio degli stanziamenti, dei costi effettivi e delle correlate fonti di copertura». A tutto questo, inoltre, si collega la nota della direzione Entrate con cui, a seguito dell’istruttoria sul Piano economico-finanziario (Pef) 2026-2029 di Kyma Ambiente e dell’interlocuzione tecnica con l’agenzia regionale sul ciclo dei rifiuti (Ager Puglia), «è stato richiesto – aveva annunciato il responsabile dell’area finanziaria del Municipio - l’adeguamento dello stanziamento per la Tari 2026 (ovvero della tassa sui rifiuti, ndr) all’importo di 54 milioni 779mila euro con l’obiettivo di garantire la piena copertura dei costi del servizio. Ne consegue che il ciclo dei rifiuti – aveva poi commentato Simone Simeone - continua a rappresentare uno dei principali fattori di rigidità e rischio per gli equilibri della gestione corrente, imponendo un monitoraggio costante dell’iter di validazione del Pef, dei costi del servizio e delle relative entrate tariffarie».